La nostra moderna società tecnologica fa fronte a un livello pressoché insormontabile di complessità: abbiamo sistemi di distribuzione dell’energia elettrica e di prodotti, reti di comunicazione, sistemi di assistenza sanitaria e molto altro e il mondo moderno fa affidamento in modo incerto su tutte queste complesse reti per poter funzionare correttamente. In primo luogo non solo è necessario costruirle, ma non di rado c’è anche bisogno di esaminarle e “ri – scomporle” (il che vuol dire smontarle e riassemblarne nuovamente i componenti in modo che possano funzionare in maniera più efficiente; potremmo dire una sorta di sistema di aggiornamento). Come possiamo dunque gestire questa straordinaria complessità?

Cominciamo col ricordare che questa “ri- scomposizione” è essenzialmente un processo adattivo. In sostanza tutte le parti del sistema devono essere riadattate a tutte le altre parti. Non appena ciò verrà fatto, la forma di tutti i componenti nell’insieme – ossia le loro configurazioni nello spazio – cambierà e questo è un processo conosciuto come “morfogenesi”.

Abbiamo tutti sentito parlare della “morfogenesi” in biologia – si tratta del modo in cui gli organismi crescono e si trasformano in un’infinità di bellissime e svariate forme. Gli scienziati stanno iniziando a comprendere i meccanismi di questo processo che non comincia da zero, bensì dalla trasformazione di pattern (“modelli”) che si basano su configurazioni precedenti. I pattern si trovano nel DNA e all’interno di strutture proteiche che formano le cellule, si adattano all’ambiente ed anche l’uno all’altro dal momento che mutano la loro forma. E questo processo è noto come “morfogenesi adattiva”.

In un nuovo affascinante ambito di ricerca, alcuni biologi molecolari adesso si servono del concetto di “linguaggio dei pattern” (“linguaggio a modelli” o “pattern language”) per spiegare come funziona questa morfogenesi adattiva. In sostanza, i pattern vengono codificati in sequenze molecolari e si trasformano nel tempo. S.A. Newman e R. Bath del Medical College di New York ritengono che questo modello possa spiegare le origini della vita multicellulare, che è uno dei grandi misteri della biologia!

Da dove deriva questo concetto di  “pattern languages”? L’architetto Christopher Alexander e i suoi collaboratori lo introdussero nel 1977. Un Pattern è una soluzione-configurazione scoperta dopo molti esperimenti e tentativi per errore. È un po’ come un “pacchetto genetico” di DNA che contiene informazioni relative ai precedenti adattamenti evolutivi, permettendo un aumento del grado di complessità nel tempo. (È così che, ad esempio, possiamo spiegare la comparsa della vita multicellulare).

Come abbiamo detto precedentemente, questi  “pattern languages” sono stati impiegati con successo in una quantità incredibile di moderni software, dagli iPhone ai giochi per computer fino alla tecnologia informatica open source delle pagine Wiki. Ma l’idea di utilizzarli arrivò mentre Alexander stava cercando di risolvere alcuni problemi di configurazione relativi all’ambiente umano. Per quel che riguarda l’architettura e l’urbanistica, i pattern sono soluzioni valide e sperimentate per costruire e per vivere. Alexander riconobbe l’esistenza di un’informale versione dei pattern in molte pratiche e concetti tradizionali che furono poi riscoperti o reinventati nel corso di molte generazioni e in diverse aree geografiche. Questi vennero poi assorbiti nelle ereditate tradizioni scritte e orali di diverse culture e anche questo contribuì a riflettere una complessa dinamica evolutiva.

Possiamo dire con certezza che molti architetti non gradirono questa idea: infatti erano convinti che i pattern sminuissero il loro potere di creare design originali e fantasiosi. Ma in altri campi dove l’efficacia contava di più della ricercatezza visiva, i linguaggi dei pattern presero piede rapidamente e diventarono dei potenti strumenti. Uno di questi campi è quello dello sviluppo sostenibile.

È altrettanto vero che molti dei migliori architetti non sono interessati allo sviluppo sostenibile nonostante la sua importanza. Peter Eisenman, ad esempio, affermò che la bioarchitettura è un’illusione e che il vero obiettivo degli architetti dovrebbe essere quello di esprimere apertamente l’inquietudine e la disperazione della nostra epoca. (Per un affascinante confronto tra le sue idee e quelle di Alexander c’è un famoso dibattito tra i due risalente al 1982 e che si può trovare su http://www.katarxis3.com/Alexander_Eisenman_Debate.htm).

Alexander, d’altro canto, è fermamente convinto che gli architetti possano e anzi debbano impegnarsi nello sviluppo sostenibile – che deve, però, essere considerato molto più di un insieme di rigidi meccanismi. Di nuovo le parti devono essere continuamente e reciprocamente adattate o “ri- scomposte”. In particolar modo, Alexander si rende conto che i sistemi biologici si rinnovano proprio perché seguono il processo della morfogenesi adattiva. Essi non creano semplicemente una serie di  piccoli meccanismi tecnologici per risolvere problemi da un lato o per ideare nuove forme fantasiose dall’altro.

E per quanto riguarda il bisogno di arte da parte degli esseri umani?

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Continua nel numero 7 di Nemeton

Scientists have long been fascinated by the adaptive morphogenesis of organisms within ecosystems, and have recently begun to explain this generative process.
Scientists have long been fascinated by the adaptive morphogenesis of organisms within ecosystems, and have recently begun to explain this generative process.: Above is a painting by the 19th century naturalist Ernst Haeckel, who was astonished by the endless variety and complexity of such creatures.
One of Haeckel's many drawings of the skeletons of radiolarians, tiny one-celled marine organisms with fantastic varieties of form.
One of Haeckel's many drawings of the skeletons of radiolarians, tiny one-celled marine organisms with fantastic varieties of form.
 The morphogenesis of a trilobite, an arthropod that appeared during the Cambrian explosion, showing a pattern-like sequence of generation and transformation.
A morfogênese de um trilobite, um antropode que apareceu durante a explosão Cambriana, mostrando uma seqüência de geração e transformação tipo-padrão.